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2011年4月26日星期二

Test genetici- il grande bluff

La doppia elica del Dna (Credit: Ansa/Epa Photo)
La doppia elica del Dna (Credit: Ansa/Epa Photo)
Mandando un campione di saliva a quattro diverse aziende che eseguono test genetici, una persona rischia di ottenere quattro previsioni diverse sulle malattie che potrebbe contrarre.
Il dna dice tutto di noi, l’importante è saperlo leggere. E sono sempre più quelli disposti a pagare bei soldoni per scoprire se vanno incontro al diabete, al cancro alla prostata o all’infarto. I test ci sono, peccato che a quanto emerge da un recente rapporto reso noto negli Usa, non siano affatto affidabili.
Il Government Accountability Office, un’agenzia indipendente che lavora per il Congresso americano, ha voluto mettere alla prova l’accuratezza dei kit per test genetici che alcune aziende propongono ai consumatori con un costo compreso tra 300 e 1000 dollari (qui il file pdf del rapporto). Il risultato è stato che quattro delle cinque persone che avevano mandato un campione ad analizzare hanno ottenuto risultati in contraddizione con le loro reali condizioni di salute e con la loro storia familiare.
Ma non è tutto. Lo stesso identico campione? di dna ha dato risultati molto diversi nei test svolti dalle aziende messe alla prova. Una donna di 37 anni, per esempio, secondo un test aveva un rischio al di sopra della media di contrarre la leucemia, mentre in base a un altro test il suo rischio era solo medio e in una terza analisi? risultava sotto la media. A chi dovrebbe credere e come dovrebbe comportarsi?
Lo stesso vale per il rischio di contrarre il cancro alla prostata in un uomo di 48 anni. In base ai risultati inviati da due delle aziende coinvolte il suo rischio era nella media, un altro test individuava un rischio sotto la media, mentre un quarto esame svolto da un’altra società prevedeva un rischio al di sopra della media.
“Se i test fossero accurati lo stesso dna dovrebbe dare luogo a previsioni identiche”, ha commentato Gregory Kutz, del Government Accountability Office. La cui conclusione è che questi test venduti direttamente ai consumatori, con un marketing a volte anche molto aggressivo, “sono fuorvianti e di scarsa utilità per i consumatori”.
La vendita di questi test dovrebbe ben presto essere regolata dalla Food and Drug Administration, agenzia governativa americana che dà la propria approvazione alla vendita di farmaci e dei dispositivi medici.
In effetti la FDA ha scelto di non regolamentare i semplici test diagnostici sviluppati in laboratori indipendenti, mentre regola i test che sono considerati dispositivi medici, cioè quelli utilizzati per diagnosticare una malattia o per prevenirla. Nessuno dei test genetici messi alla prova dall’ente governativo ha ottenuto dall’FDA un giudizio di affidabilità, accuratezza e rilevanza clinica.
Da ora le cose dovranno cambiare. Così l’FDA ha scritto a sei aziende americane che lavorano nel ramo dei test genetici, fra cui anche 23andMe, la società finanziata da Google e fondata dalla moglie di Sergey Brin, invitandole a partecipare a un tavolo di lavoro per discutere come regolamentare i loro prodotti.
I rappresentanti di alcune delle aziende coinvolte (Pathway, 23andMe, Navigenics) hanno difeso i propri test sostenendo che aiutano i consumatori a cambiare le proprie abitudini e a evitare così disturbi come il diabete. Ma forse per quello basterebbe applicare qualche consiglio di buon senso, che vale per tutti e non costa niente, senza dover spendere centinaia di dollari per analisi che al momento sembrano avere la stessa accuratezza dell’oroscopo.

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2011年4月20日星期三

Vinitaly- Cia, Per Ogni Bottiglia Autentica Una Contraffatta

(ASCA) - Roma, 5 apr - Sugli scaffali e nei ristoranti di tutto il mondo sono sempre di piu' le bottiglie di vino che di italiano hanno soltanto il nome. Per ogni bottiglia autentica ce n'e' una contraffatta. E' quanto rileva la Cia-Confederazione italiana agricoltori in occasione del Vinitaly, che apre i battenti il prossimo 7 aprile. Il settore dell'agroalimentare italiano che esporta di piu' perde ogni anno cifre astronomiche a causa dei falsi ''made in Italy'' immessi sul mercato. Tra bottiglie palesemente contraffatte, etichette che ''suonano'' italiane senza esserlo, marchi o denominazioni non riconosciuti, ammonta a 2 miliardi il giro d'affari del vino ''tarocco'' nel mondo: pressappoco la meta' del fatturato che l'export vitivinicolo ha fatto registrare nel 2010. Un vero e proprio furto ai danni del settore, aggiunge la Cia, che proprio quest'anno ha fatto registrare il suo maggior successo all'estero, trainando le esportazioni dell'agroalimentare nel suo complesso.

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2011年4月14日星期四

Da vagabondo a milionario

A 28 anni era finito per strada, come un barbone, dopo un’infanzia difficile. La madre era morta per un tumore al cervello quando era ancora piccolo e così era andato a vivere con quello che credeva fosse suo padre.
La relazione con l’uomo e la sua famiglia però era turbolenta e nel giro di pochi anni passò di casa in casa. Lentamente scivolò nelle maglie della delinquenza giovanile e nella droga. E fu solo dopo una furiosa lite con i familiari che venne a sapere che l’uomo che credeva fosse suo padre era in realtà solamente un patrigno.
La scoperta lo traumatizzò non poco: ?prima muore mia madre, poi mio padre mi dice che in realtà non è il mio padre biologico?.
Inizialmente la sua reazione fu contrastante perché ?da un lato tutto a un tratto capii perché mi trattavano in quel modo, perché erano contro di me, ma dall’altro fu un altro colpo al cuore?. Allora si mise in testa di trovare a tutti i costi il suo vero padre.
Indagando scoprì che la madre aveva avuto una relazione amorosa con un uomo, al lavoro. Seguendo le tracce arrivò fino al direttore della società, Alfred Winkler, un ricco uomo d’affari che era morto tempo prima senza lasciare eredi. Jerry racconta che ?uno dei miei nomi è proprio Alfred e questo mi fece capire perché mia madre mi chiamò così, era una sorta di promessa?.
Successivamente trovò un articolo con un intervista a colui che avrebbe potuto essere suo padre e si mise in contatto con chi lo aveva scritto. Il giornalista appena lo vide ammise che c’era un sconcertante somiglianza con l’uomo che aveva intervistato. A quel punto Jerry si è sottoposto al test del DNA, ed è risultato al 99,999% figlio di Alfred. ?Quando l’avvocato mi ha chiamato per comunicarmi l’esito del test ho iniziato a piangere, ero furioso e pazzo di gioia allo stesso tempo. Non dimenticherò mai quel momento?.
La grande commozione per Jerry è legata, più che ai soldi, al fatto che aveva finalmente scoperto chi era davvero suo padre. E così nel giro di pochi giorni la sua vita è stata rivoluzionata: dalle stalle alle stelle, o meglio dalle strade a un appartamento nel centro di Amsterdam.
Non avendo eredi, Alfred Winkler aveva lasciato tutti i suoi averi a una fondazione e, secondo la legge olandese, a Jerry non sarebbe spettato nulla. Eppure la straordinaria scoperta ha convinto la fondazione a riconoscergli una percentuale. Alla domanda cosa pensa di farsene, l’ex-vagabondo ha risposto dicendo: ?mi gioco tutto alla roulette... Scherzo!?. In realtà ha deciso di istituire una fondazione per aiutare i giovani senza tetto.
Una casa, il frigo sempre pieno e poi in vacanza. La vita di Jerry è cambiata così rapidamente che neanche lui a volte ci crede e quando si sveglia al mattino affianco alla sua ragazza si dà un pizzicotto per vedere se sta sognando. Per vedere se è vero o è una favola.

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2011年4月11日星期一

l'Aquila-2 Anni Dopo- Rettore Ateneo, Allarme Per Ricerca e Posti Letto

(ASCA) - L'Aquila, 6 apr - L'attivita' didattica, all'Universita' dell'Aquila, e' ripresa a pieno regime, assestata sullo standard tradizionale. Del resto gia' nell'ottobre 2009, anno del terremoto, l'Ateneo aveva ripreso le lezioni, con tutte le difficolta' ed i problemi che il territorio lamentava in quel momento. Caparbiamente, vincendo ogni scommessa, il rettore, Ferdinando di Orio, e' riuscito a mantenere intatta la qualita' formativa e ad arginare la tanto temuta diaspora. Quest'anno gli iscritti sono 23.500, qualche centinaio in piu' rispetto all'anno passato, grazie anche ad una convenzione accademica con la Scuola sottufficiali della Guardia di Finanza. ''Ma tanta solidarieta' nei nostri confronti, dal punto di vista economico, non c'e' stata'', lamenta Di Orio ad ASCA. Per dare agli studenti una sede, l'Universita' ha dovuto affittare capannoni industriali, soprattutto nel nucleo di Bazzano, zona molto decentrata, ed a costi molto sostenuti. ''Se la didattica e' salva - dice il Rettore - lo stesso non si puo' dire per la ricerca, visto che il recupero degli edifici adibiti a laboratori e' ancora molto indietro. Preoccupano i laboratori della facolta' di Scienze e biotecnologia di Coppito e quelli di Ingegneria a Roio''. L'Ateneo e' in affanno per avviare i lavori di recupero degli edifici, sia quelli piu' moderni che quelli storici, splendidi, nel centro citta' dell'Aquila. ''Stiamo utilizzando i fondi della nostra Universita' e alcune risorse del ministero delle Infrastrutture - spiega Di Orio - Stiamo invece ancora aspettando i 70 milioni previsti in un Accordo di programma da me siglato per la ricostruzione degli immobili. Siamo comunque fiduciosi e speriamo a breve di far partire i cantieri sia a Coppito che a Roio''. Ma il vero dramma degli universitari aquilani e' la mancanza quasi assoluta di posti letto. Sono 7.500 gli studenti pendolari e dopo ore di viaggio, e di sonno perso, l'apprendimento per loro e' spesso compromesso. Nel centro storico dell'Aquila, prima del terremoto, vivevano ottomila studenti. Ora citta' off limits restano solo i 300 posti letto della caserma Campomizzi. Gli universitari non possono contare su null'altro. E qui, altra nota dolente. ''Il ministro Gelmini si era impegnata, per risolvere la questione, a stanziare 16 milioni che pero' non sono mai arrivati'' stigmatizza Di Orio. Quanto alla ricostruzione tout court, il Rettore, pur riconoscendo l'efficacia degli interventi nella fase emergenziale, e' convinto che quella sia molto lontana: ''I lavori nel centro storico sono fermi e se e' vero che una citta' si identifica col suo cuore, la conclusione e' tristemente scontata''.

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